Cane pubblicitario copia
domenica, 21 giugno 2009
Sì, lo so che se a una pubblicitaria dico che è una zoccola, commetto reato di ingiuria o, eventualmente, di diffamazione. Ma se una zoccola dichiarata sostiene di essere invece una "pubblicitaria", non dovremmo essere tutti noi pubblicitari veri a sentirci diffamati?
Per capire meglio, ho sostituito al termine pubblicitaria quello, assai ben protetto, di avvocatessa. Ebbene, credo che molto giustamente l'Ordine degli Avvocati avrebbe qualcosa da dire…
Ma chi siamo, noi pubblicitari, se una zoccola può impunemente dire che lei si dedica all'antico mestiere perché questo è il suo lavoro di pubblicitaria? Siamo figli di un dio minore, evidentemente. E anche un po' pirla, mi sembra!
 
Forse, a qualcuno fischiano le orecchie, dalle parti di Via Salaino, a Milano?
postato da: tommythewho alle ore 00:07 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, 28 maggio 2009
Devo proprio aver toccato i tasti sensibili di alcune web star (?), con il mio ultimo post.
Me ne sono accorto dai molti nuovi accessi a questo blog, tutti provenienti da un social network, uno di quei posti dove i ragazzini passano il tempo a cazzeggiare e a sbrodolarsi addosso, anziché fare i compiti. E noi grandi non possiamo nemmeno rimproverarli, sono ragazzi…
Anche alcune di queste web star devono essere ragazzi, perché non hanno ancora imparato il valore della critica. Soprattutto quando questa critica è veritiera, continente e socialmente rilevante (oddio, rilevante nella misura in cui lo può essere un evento del tutto inutile come quello da me criticato!)

Ragazzi, dicevo. Ma non anagraficamente, che questo non lo posso sapere.
Culturalmente, intendo, e anche professionalmente. Ragazzi che non sanno comunicare il vino, e quindi si limitano a berlo. Magari troppo, poi il giorno dopo, la domenica mattina, leggiamo tutti le loro bravate sul giornale.

Ce n’è uno tra loro – ma sì, un bravo ragazzo, per molti versi – che, l’unica volta che l’ho incontrato, era tra gli “esperti” che dovevano scegliere, per un piccolo consorzio, una società di comunicazione tra alcune, invitate a presentare la loro storia. Ci siamo trovati con due competitor, tutti assieme a fare una bella presentazione comune. Noi, portando il nostro modesto passato fatto di campagne internazionali e nazionali, alcuni premi italiani e uno (solo d’argento, però) ugualmente internazionale. Tutti alla creatività del nostro lavoro, naturalmente.
Mi sono molto divertito a vedere che tutti, ma proprio tutti, i progetti presentati dal competitor poi prescelto – grazie soprattutto all’autorevole giudizio del nostro esperto – erano progetti simulati e mai nemmeno presentati alle grandi aziende delle quali sembravano la pubblicità. Pare che il nostro esperto non sapesse, e ancora non sappia, che tra il dire e il fare, in comunicazione c’è di mezzo il cliente. Di quelli veri, però. Grandi. Con le sue strategie di comunicazione da rispettare. D'altra parte, come si dice in Toscana? Ogni giorno s'alza un cucco, beato chi lo cucca…

A un'altra di queste web star non piace la grafica di questo blog. E il carattere che uso per scrivere.  Se pensa che la forza comunicativa non sia legata al contenuto ma solo alla grafica e al carattere impiegato, mi spiego perché sia rimasto piccolo. Anzi, mini, almeno nella testa.

Di un terzo ancora, non saprei che dire. È un perfetto sconosciuto, nel mondo della comunicazione vera. Quella dei grandi, intendo. Mi chiedo come facciano questi ragazzotti sconosciuti a essere invitati a parlare in un convegno sulla comunicazione, dove brillano più per gli strafalcioni di lingua italiana (di suoi, ne ho segnati una dozzina, sul mio blocco) che per la loro capacità professionale. Dicevo, ma quanti bei somari, madama Dorè! Ah, ma hanno tanta passione…
postato da: tommythewho alle ore 03:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 09 maggio 2009
Non so proprio da che parte cominciare.
Meglio dal principio, no?
Bene, ieri sono andato (invitato) a un convegno promosso dalla Commissione Europea Imprese e Industria, patrocinato da APIndustria Verona, Apidonne e organizzato con la collaborazione del Gruppo Mediarete.
Per assistere alla ricerca “Osservatorio Wine: quale rapporto tra le cantine ed il web”.
Devo dire che da un po’ non frequentavo riunioni, convegni, presentazioni e occasioni similari. Per noia verso le chiacchere, sempre le stesse, trite e ritrite. E poi perché il pressapochismo di chi organizza e gestisce questi eventi m’irrita sempre più. Così penso che, se sto diventando irritabile, la causa sia il fatto, innegabile, che sto invecchiando. E siccome invecchiare non piace a nessuno, ecco che m’incazzo davvero…
Arrivo puntualissimo. Cosa che mi riesce poche volte, davvero.
L’esordio non è male. Il gruppo di somari che mi accoglie alla reception mi porge un cartellino con cognome e nome. Sì, avete letto bene: cognome e nome, come alle scuole elementari. Poi, basta. Che la prof, già alle medie, ti stroncava la carriera per una cosa del genere. Non vi dico al ginnasio…
Insomma, un somaro mi dà il cartellino, che nascondo in tasca, ed entro in sala. In attesa che si dia inizio alle banalità, sfoglio la documentazione. Osservatorio Wine. Wine? Ma non si poteva scrivere “Vino” in italiano? Queste commistioni, queste miscele, queste mescolanze, ibridazioni, miscugli italiano-inglese sono orribili, ignobili. Da somari. L’attesa dura 47 minuti. Quarantasette! Quando apre le danze, la presidente non si scusa ma parla di ritardo accademico (sfido qualunque docente universitario a entrare in aula a ora finita senza prendersi una vagonata di "scemo scemo"). Poco dopo, un moderatore precisa che, nel dare la parola ai relatori, seguirà un ordine dettato dai loro impegni. Dal momento che i relatori hanno poco tempo, treni che arrivano e partono, e lavorano. Noi, i partecipanti, il pubblico, no. Non facciamo un cazzo dalla mattina alla sera; per questo siamo lì. Una relatrice-organizzatrice, troppo presa dal problema di controllare che tutto funzioni anche quando lei sta parlando,  si accorge in extremis che le sue slide sono assolutamente illeggibili. Ignora la cosa e il suo uditorio e arriva alla fine di una relazione perfettamente inutile perché incomprensibile. Sembra molto giovane e dev’essere al suo primissimo intervento in pubblico, mi dico. Ma questa sindrome veneta del fasso-tuto- mì è piuttosto fastidiosa. Non poteva anche imparare come si scrivono, nella corretta sequenza, il nome e il cognome di un ospite?
Prima di andarmene sconsolato, registro che quasi tutti i relatori affermano di lavorare avendo una grande passione – nessuno che parli di capacità e, perché no, di professionalità; o di mestiere e professione – uno si scusa per aver fatto una disgressione (la sovrapposizione di s– rappresenta una finezza linguistica che temo non sia voluta), sento congiunzioni avversative disseminate  un po’ qua e un po’ là in funzione paratattica (non è molto grave, nella lingua parlata o dell’uso, ma però…)
Dopo la forma, la sostanza. I contenuti.
Da morir dal ridere, sentir parlare di Web 2.0 da parte di produttori vinicoli che ancora non sono in grado di applicare Etichetta 1.0 o Brochure 0.0. Ma di marketing e comunicazione del vino, e dell’intervento più corretto e professionale (brava Alessia!) parlerò nel prossimo post.
postato da: tommythewho alle ore 14:55 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 17 aprile 2009
CopertinaÈ uscito in libreria, per i tipi della veronese QuiEdit, il manuale di Mario Magagnino Verona (Provincia di Gardaland). Se appare curioso nel titolo, il libro già nel sottotitolo dichiara quello che è, concretamente: una trattazione, ragionata e completa, degli strumenti strategici e creativi a disposizione di chi si occupa di comunicazione d’impresa. Consulenti, imprenditori e studenti universitari troveranno nelle pagine di Magagnino – docente di Comunicazione d’impresa presso l’Università degli Studi di Verona – una precisa guida per la costruzione e il mantenimento dell’immagine di marca. Passando attraverso tutto, ma proprio tutto ciò che può essere finalizzato a questo scopo. Ve lo immaginavate voi che una lettera di scuse e di ringraziamenti per la pazienza dimostrata, dedicata da una compagnia aerea ai suoi clienti e pubblicata sui quotidiani all’indomani di un’imprevedibile assenza del personale di volo che aveva provocato molti disagi ai passeggeri, altro non è stato che un efficace metodo per mantenere le relazioni con un gruppo di viaggiatori inferociti e magari recuperarli al ruolo di clienti in un futuro non lontano? Ma Gardaland, che ci azzecca? potrebbe chiedersi qualcuno. La risposta di Magagnino è lapidaria: «È una provocazione, la mia. Con il marketing territoriale, l’identificazione dell’azienda con il territorio è già un fenomeno conclamato. Basti pensare a Ivrea e Olivetti, a Valdagno e Marzotto, a Torino e Fiat. E oggi, soprattutto nell’immaginario giovanile, geograficamente viene prima Gardaland e poi Verona…». Numerosi gli aspetti innovativi del libro: forse è il primo che, trattando di Comunicazione d’impresa, presenta concretamente numerose immagini che permettono al lettore di seguire con maggior attenzione il percorso che in forma originale traccia l’autore, definendolo Category Management Communication. La trattazione di temi spesso sottovalutati per la creazione di valore aggiunto per l’immagine dell’azienda (come, per esempio, gli asili aziendali, i family day, etc.), insieme a riferimenti storici che l’autore inserisce quasi come la trama di un romanzo. La creazione di un nuovo termine, “sfogatoio stampa”, al posto di conferenza stampa e il recupero di campagne istituzionali che, alla luce della crisi d’oggi, vanno rivalutate per la loro importanza: quella de “La gara dei castelli” di Volvo o la campagna Coca Cola sullo scomparso quotidiano Lotta Continua. Il libro si chiude con un originale breve commiato dell’autore che propone due ulteriori esempi importanti di Comunicazione d’impresa: la campagna pubblicitaria di Lancia e i Nobel e quella di Valcucine con l’immagine di una giovane donna in carrozzella che lavora ai fornelli.
VERONA (Provincia di Gardaland) – Strumenti e creatività nella comunicazione d’impresa, Mario Magagnino, QuiEdit, Verona 2009.

































postato da: tommythewho alle ore 17:00 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 17 febbraio 2009
16 febbraio 2004 – 16 febbraio 2009: cinque anni, per 30.221 visite. Tutto sommato, non è male, no?
postato da: tommythewho alle ore 18:58 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 03 febbraio 2009
Eh sì! Basta avere politici stupidi pronti a cadere a testa in giù nel tranello, un buon ufficio stampa, media affamati di fuffa da far passare invece delle notizie serie, un cliente con poco budget e la magia è fatta!
Anche se, guardando bene, ciò che vale meno in tutta la vicenda è la capacità dei "creativi". Che, dato che c'erano, potevano darsi da fare e
studiare una campagna che non facesse schifo come questa, in termini di creatività. Ma il loro risultato l'hanno ottenuto, grazie alla magia della stupidità.affissione Relish
postato da: tommythewho alle ore 01:13 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 04 novembre 2008
Belle le campagne per le forze armate!
Così, oltre a gettare nel cesso centinaia di milioni di euro per un esercito che, dal lontano 1848, ha quasi sempre rimediato delle grandi legnate, fino all'ultima di Cocciolone del 1991, ecco che buttiamo nel cesso altri milioni di euro per creargli attorno un alone di simpatia! Sarebbe più facile creare un alone di simpatia alle creme solari presso gli eschimesi…
Cocciolone
postato da: tommythewho alle ore 17:09 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, 27 ottobre 2008
A metà degli '90, uscì una pagina di una casa di abbigliamento casual che ritraeva una giovane Naomi Campbell, fotografata da dietro, che si rallegrava molto per avere – finalmente! – trovato un jeans conformato sul corpo femminile. La head dichiarava «Che culo!» con un evidente doppio senso riferibile alle chiappe (strepitose, davvero) e alla fortuna di indossare un pantalone non tagliato per l'uomo, ma per la donna.
Nulla da eccepire. Grande sinergia tra visual e copy, impatto dovuto non solo alla sensualità della modella ma anche alla forza di rottura della head di solo tre sillabe. Mi spiace di non potervi mostrare quella pagina, che sicuremente c'è nel mio archivio cartaceo, ma che non ho sottomano. Confrontatela, comunque, con quest'altra, pubblicata nei mesi scorsi.
Così capirete perché io continui a sostenere che la pubblicità italiana è in forte declino, e che i creativi capaci di fare il loro lavoro (in modo continuo ancorché oscuro) sono ormai una specie in via di estinzione*…

Culo



























* non so come gli altri giudichino e abbiano giudicato il mio lavoro degli ultimi trent'anni, ma, a scanso d'incidenti, sto toccando ferro…
postato da: tommythewho alle ore 01:54 | Permalink | commenti (8)
categoria:
venerdì, 19 settembre 2008
Qualche volta la pubblicità DEVE essere contro.
Leggete qui di seguito, e cancelliamo i 1540 punti vendita italiani che espongono le insegne Carrefour, GS, Iperstore, Superstore, Spesaidea, Dìperdì, Docks e Gross dall’elenco dei supermercati che frequentiamo. Non meritano i nostri soldi. Almeno fino a quando non leggeremo una lettera di scuse da parte del presidente della società alla piccola vittima di tanta violenza, e alla sua mamma.


(Da http://blackcat.bloggy.biz/archive/3280.html)

«Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago
Mi chiamo Barbara  e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.
Nel Vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale.
“La nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti, di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete:
• Finanziamento della ricerca contro alcune malattie del XXI secolo
• Sostegno alla giornata nazionale indetta dal Banco   Alimentare per la raccolta di generi alimentari
• Sostegno di iniziative umanitarie di vario tipo”
Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.
Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.
Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.
Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!” Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata,che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.
Ho pianto. Dal dolore.
Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:
-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.
Vorrei sapere come intendete agire, se con una scrollata di spalle come i Vostri dipendenti, di fronte a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.
Manderò questa mail in copia alla segreteria dell’onorevole Carfagna, e alla redazione di Striscia la Notizia, oltre a pubblicarla sul mio sito personale.
Tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito oggi».
postato da: tommythewho alle ore 18:51 | Permalink | commenti (6)
categoria:
mercoledì, 02 luglio 2008
Comunico ma non ho feed–back. Qui sul blog, intendo. Dove, dai circa 20 visitatori al giorno, non ricevo commenti.
Non sarà il momento di chiudere?
postato da: tommythewho alle ore 23:18 | Permalink | commenti (6)
categoria:
lunedì, 19 maggio 2008
È un animatic che ho girato solo per divertirmi, con i miei amici.
Ma anche per provocazione. Indovinate un po' se al mio cliente che produce carta igienica questo spot è piaciuto…









Ogni tanto è necessario giocare, no?
postato da: tommythewho alle ore 02:22 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 19 maggio 2008
Annoiato e un po' schifato da tanti brutti spot che si vedono in giro oggi, sono andato a rivedere quello che io considero uno dei capolavori assoluti della comunicazione. Parlo di "1984", lo spot con il quale nel gennaio di 24 anni fa la Apple presentò il primo Mac.
Mammamia! A distanza di un quarto di secolo è ancora straordinario, nella sua forza comunicativa…
postato da: tommythewho alle ore 01:41 | Permalink | commenti (2)
categoria:
giovedì, 10 aprile 2008
Un radioso periodo per la nostra professione. Davvero!
In TV gli spot con frequenza più elevata sono Occhio&lingue di CocaCola e Pinguiniscoreggioni di… oddio non mi ricordo nemmeno la marca di quelle gomme da masticare.
Meno male che i geniali creativi che li hanno partoriti non sono italiani. O almeno spero!
postato da: tommythewho alle ore 22:01 | Permalink | commenti (2)
categoria:
sabato, 05 aprile 2008
Bravo mondo, che mi hai aspettato!
Mi pare che ci sia tutto… Sì, direi proprio di sì.
E allora, ripartiamo.
Piano, eh! Che non ho ancora tutto il fiato che mi ci vorrebbe…
postato da: tommythewho alle ore 11:45 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 19 marzo 2008
MarchioSenza parole… per lo squallore e la pochezza di idee.
E poi, grande creativo, mi viene da chiederti: con questo elegante lavoro, hai voluto significare che la marca (di abbigliamento giovane) in oggetto, di fatto, lo mette nel culo ai suoi consumatori? Perché non so proprio chi ne sarebbe contento…
postato da: tommythewho alle ore 17:59 | Permalink | commenti (4)
categoria:
mercoledì, 12 marzo 2008
Pacco

















A volte, il copy riesce a sublimare la sua professionalità nella leggerezza, nella finezza.

O no?
postato da: tommythewho alle ore 00:20 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 06 marzo 2008
noviolenza







Ma – secondo voi – ci fa o ci è?
postato da: tommythewho alle ore 20:15 | Permalink | commenti (4)
categoria:
giovedì, 21 febbraio 2008
tom1_01



tomford-1
E adesso,
vogliamo parlare
di eleganza
della comunicazione?



perfumeachumino1                                                
postato da: tommythewho alle ore 02:32 | Permalink | commenti (4)
categoria:
venerdì, 08 febbraio 2008
tomford-2Questa campagna non sarebbe stata più efficace se si fosse visto, almeno un po', il buco del culo? Devo proprio ricordarmi di dirglielo, a Tom Ford!
postato da: tommythewho alle ore 23:27 | Permalink | commenti (5)
categoria:
lunedì, 14 gennaio 2008
Dicono, è un sintomo che si sta invecchiando.
Ma chi, io o loro? Perché, se non mi ritrovo più in "questa" pubblicità, non sono sicuro che sono io che sto invecchiando.
È che non mi ci ritrovo proprio che l'unica cosa che conta è il budget, il money, i dané.
Le palanche.

Dicono, fai pure una campagna del cazzo, ma se c'hai le palanche andrà bene lo stesso. Funzionerà lo stesso…
Mah! Mica mi piace, a me, 'sta mentalità palancaia. Ai miei tempi…

Dicono, ma quali sono 'sti tuoi tempi?
Beh, prima del casino che compri gli spazi e poi ci pensiamo a cosa metterci su.
Che, ai miei tempi, la réclame era una cosa seria, e, nel marketing-mix, aveva il suo peso. E funzionava!
Costo contatto, GRP's, copertura, frequenza… Sì, funzionava.
Adesso compri una pagina del Corriere, l'ultima, ci schiaffi la foto del boccettino e ci scrivi sotto CK. E basta! E la Deborah (quella che ha sostituito la signora Maria nelle Omnibus) corre a comprarla…

Dicono che i consumi vanno malissimo, in Italia. Anche quelli del segmento B, il "mezzo lusso". Come il boccettino CK.

Lo dico anch'io. Vuoi vedere che so anche perché?
postato da: tommythewho alle ore 23:44 | Permalink | commenti (6)
categoria:

Heracleum blog & web tools